Il 7 ottobre la LILT ha consegnato all’Enaip di Borgosesia una borsa di studio di 500 euro: si rinnova la Banca della Parrucca e parte La Buona Merenda.
Il 7 ottobre 2026 la LILT di Vercelli ha incontrato gli studenti dell’Enaip Piemonte di Borgosesia, con cui dal 2023 porta avanti progetti di prevenzione in collaborazione con le scuole, e ha consegnato all’istituto una borsa di studio di 500 euro.
È stato un momento prezioso per parlare con i giovani dell’importanza di prendersi cura della propria salute, guidandoli a comprendere la malattia e il valore della prevenzione. Una delle nostre volontarie, Alessandra, ha raccontato ai ragazzi la sua esperienza con la malattia: la sua lettera è riportata qui sotto.
Durante la giornata abbiamo consegnato ufficialmente l’assegno per la prosecuzione delle nostre iniziative condivise. Tra queste, il progetto della Banca della Parrucca, partito nel 2023 e rinnovato anche quest’anno, in cui gli allievi del corso di acconciatura lavano e sanificano le parrucche donate, destinate alle donne che affrontano la chemioterapia.
Inoltre abbiamo dato il via al progetto La Buona Merenda, che vedrà gli studenti di panificazione e pasticceria preparare spuntini sani e genuini per i bambini delle scuole elementari del territorio.


La lettera di Alessandra ai ragazzi
Cari ragazzi,
quando mi è stato chiesto di venire qui a parlarvi, ho accettato con grande piacere. Poi mi sono domandata: che cosa vorrei davvero lasciare a questi ragazzi?
Non voglio raccontarvi semplicemente la malattia. Voglio raccontarvi quello che la malattia mi ha insegnato sulla vita.
Nel 2020 ho scoperto di avere un tumore al seno. Ricordo ancora il peso di quella parola: tumore.
Per una settimana ho avuto paura. Dell’intervento, di quello che sarebbe successo dopo, del futuro.
Poi, dentro di me, è nata una forza che non sapevo di avere. Ho capito che quella malattia era entrata nella mia vita, ma non sarebbe diventata la mia vita.
Sono stata operata in Humanitas, dove ho incontrato medici straordinari che considero ancora oggi i miei angeli custodi. Mi sono affidata a loro, alla medicina e alle cure, cercando di non perdere mai la fiducia.
Sono stata fortunata: non ho dovuto affrontare le terapie più invasive che tante donne devono sostenere. Ho seguito il mio percorso di cura e per cinque anni la terapia ormonale.
Oggi sono qui anche grazie alla prevenzione e alla diagnosi precoce.
Ed è il primo messaggio che vorrei lasciarvi: prendetevi cura di voi.
La prevenzione non significa vivere nella paura. Significa dire a sé stessi: “La mia vita è preziosa e io voglio proteggerla.”
Ascoltate il vostro corpo, fate i controlli, non rimandate per paura. Arrivare in tempo può cambiare una storia. Ha cambiato la mia.
Ma oggi sono qui soprattutto perché quello che state facendo mi ha profondamente colpita.
State lavando, pettinando e preparando delle parrucche che saranno messe a disposizione di donne che affrontano la chemioterapia.
Vorrei che, mentre lavorate, ricordaste una cosa: tra le vostre mani non ci sono soltanto delle parrucche.
C’è una donna che un giorno si guarderà allo specchio e avrà bisogno di riconoscersi. Perché perdere i capelli può significare perdere, anche solo per un momento, una parte della propria sicurezza e della propria femminilità.
Forse non conoscerete mai quella donna, e lei non conoscerà mai voi. Eppure, attraverso il vostro lavoro, vi sarete presi cura di lei. Ed è una cosa bellissima.
Anch’io ho imparato quanto sia importante sentirsi accolti quando il proprio corpo cambia. Dopo l’intervento avevo una cicatrice e con essa, inevitabilmente, qualche fragilità.
Accanto a me ho avuto un uomo speciale. Non ha mai dato importanza a quella cicatrice. Non mi ha mai fatta sentire diversa, meno bella o meno donna. Mi è stato vicino con naturalezza e mi ha circondata di un amore speciale.
E questo mi ha insegnato qualcosa che non ho più dimenticato: non sempre possiamo togliere il dolore alle persone che amiamo, ma possiamo fare in modo che non debbano attraversarlo da sole. Anche questo significa prendersi cura degli altri.
E adesso vorrei parlare a voi non come paziente, ma semplicemente come una donna che ha qualche anno e qualche esperienza più di voi.
Siete giovani. Siete il futuro. Abbiate sogni, obiettivi e ideali. Cercate qualcosa che vi appassioni. Sbagliate, cambiate strada, ricominciate.
Ma soprattutto non rimandate la vita aspettando qualcosa di straordinario per essere felici. Io ho scoperto che molte delle cose che consideravo piccole erano, in realtà, quelle più grandi.
Un abbraccio. Una risata. Una telefonata. Una persona che ci vuole bene. Persino una normalissima giornata.
Dopo aver avuto paura di perderle, certe cose acquistano improvvisamente un valore immenso.
Se dovessi lasciarvi tre parole, sceglierei queste: Cura. Coraggio. Gratitudine.
Cura per voi stessi e per gli altri. Coraggio, perché essere coraggiosi non significa non avere paura. Significa avere paura e scegliere comunque di andare avanti. Gratitudine, perché la vita non deve essere perfetta per essere meravigliosa.
Oggi davanti a me vedo ragazzi che stanno imparando un mestiere. Ma vedo anche giovani mani che, senza forse rendersene ancora conto, stanno facendo qualcosa di molto più grande. Stanno regalando un po’ di serenità a una donna che sta combattendo la sua battaglia. Fatelo con orgoglio.
E mentre costruite il vostro futuro, non abbiate paura di riempirlo di sogni, di progetti, di entusiasmo e anche di gesti gentili. Qualunque strada sceglierete, cercate di percorrerla senza perdere mai la capacità di emozionarvi e di accorgervi di ciò che conta davvero.
Io non sapevo quanta forza avessi dentro di me. Poi ne ho avuto bisogno. E l’ho trovata.
E se oggi potessi lasciarvi una sola frase, sarebbe questa: amate la vostra vita abbastanza da averne cura. E amate gli altri abbastanza da rendere, quando potete, un po’ più lieve la loro.
Grazie per avermi ascoltata. E soprattutto, grazie per quello che state facendo.
Con affetto, Alessandra


